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Briciole di Vita...
"Difficile raccontare qualcosa (per esempio una vita) per intero. Invece "Briciole di vita" possono essere lo spunto per raccontare, per tutta una vita."
Testarda

Rincollo pezzi di una foto strappata.

un risultato imperfetto, un riflesso reale.

Provo e riprovo, anche se la sensazione

di fallire mi accompagna silente.

Mi chiedo perchè....

Ma è un tremito irrazionale,

una visione soggettiva,

Il più delle volte... deviata.

Anche se intorno mi offrono fiori,

e io non vorrei altro che strapparglieli di mano

per ficcarmeli sotto i piedi;

Anche se le menti fervono,

e io non vedo che immobili istantanee.

Anche se sento il mio corpo parlarmi euforico,

ma lo specchio distogliere lo sguardo,

Io non faccio caso a me.

Ringrazio per quei fiori,

Attendo speranzosa, la soluzione,

continuo a fidarmi più dell'istinto che della sperimentazione.

Provo e riprovo...

Ostinata.

E riprovo...
Sarik 12.03.2010 ora: 01:00 commenta  leggi commenti (1)

Mare

Mi  sfilo una scarpa puntando il tallone, poi l’altra, nello stesso modo. Le prendo in mano e le sbatto una contro l’altra, come a scuotere per scacciare via ogni problema. L’incontro che sto per fare merita tutto lo spazio nella mia mente.

Piede affondato nella sabbia. Il  tipico profumo vanigliato della spiaggia si impossessa di ogni millimetro delle mie narici. Il primo contatto è morbido e fresco  velluto. Fresco e morbido come i pomeriggi d’estate passati al mare, quando un buco nella sabbia diventava un piccolo mondo da esplorare,  e una sfida coi cavalloni una battaglia epica in cui trionfare.

Ancora un passo. Sotto  le piante dei piedi ogni granello di sabbia si imprime nella pelle, come tanti piccoli pugnali, come quelle ore stesa a cercare il  sole con la faccia tra i gomiti, quando le ombre si allungavano oscurando le mie speranze, quando il sole, quel mio sole  che testardamente anelavo, si scaldava per altri panorami.

Avanzo. Le dita si aggrappano alla sabbia umida. Scavo alla ricerca di qualche cosa, ma è solo un delicato risucchiare, un ipnotico movimento che mi trasporta fluttuante ad una notte fuori dal tempo.  Là dove si confondono la morsa della paura con il mistero del piacere, dove i miei desideri prendono forma, dove cullati dal canto del mare, un canto maestoso da fare paura, si attraversano limiti invalicabili e mai più percorribili nel senso opposto.

Colpisco  una conchiglia e torno sulla spiaggia. Alzo lo sguardo all’orizzonte, e una linea indaco attraversa e si trascina dietro le nuvole del tramonto.  Arriva fino a me, e mi scaraventa verso un sera di maggio.  Quando nel pieno della bellezza più fulgida della natura, in un tripudio di precoci profumi e colori estivi, scopro il mio lato oscuro.  Le labbra rosse assetate di rivalsa, e lo scroscio del cristallo dei cuori, infranti in un secondo come  onde su scogli. E la paura di annegarci dentro quell’oscurità, la fatica, e l’annaspare e l’aggrapparsi l’uno all’altro, e capire di non voler salvarsi da soli, semmai affatto.

Arrivo.  Immergo i piedi nell’acqua. Sono limpidi, e bianchi come pietra levigata. L’acqua, calda come le lacrime. Quelle lacrime che purificano e spazzano via la sabbia dal cuore. Mi stenderei sulla riva, e mi lascerei accarezzare senza sosta, fino a profumare di sabbia, fino a diventare luce come perla, cristallo come acqua, fino a diventare Mare.  

Sarik 11.01.2010 ora: 00:13 commenta  leggi commenti (5)

I giorni del declino

Il Leone avanza lento, claudicante.
avanza nel buio,  in un muto suono di desolazione.
si avvicina allo specchio d'acqua, si riflette.
E' vecchio, stanco,  sfregiato.
Porta addosso segni di battaglie.
quelle vinte e quelle perdute,
ma comunque fronteggiate con lo sguardo mai basso.
li sfoggia fiero e non prova dolore.
Lancinanti invece le fitte per i colpi presi alle spalle.
I tradimenti non li ha mai sopportati.
Il Leone scruta nei suoi occhi,
si guarda, si sente pesante, flaccido, intorpidito.
Sembra spacciato agli occhi di chi lo temeva.
Sembra rassegnato agli occhi di chi lo rispetta.
Il Leone si allontana, e risale faticosamente un costone di roccia.
si adagia sulle zampe posteriori, e si riposa
si lecca le sue ferite, assapora il gusto del sangue.
un sapore che gli risveglia ogni istinto, e gli ricorda chi è.
Un Leone.

Il Leone si alza, e raggiunge la sommità della roccia.
Si affaccia sulla vallata, una brezza leggera e fresca lo accarezza,
la sua criniera si anima, il suo animo fiammeggia.
E' ormai tempo di riconquistare se stessi, di tornare ad essere il Re.
Sarik 31.12.2009 ora: 01:31 commenta  leggi commenti (6)

La Recherche du Temp Perdu

Che cosa c'è

Mischiato a un odore

che ti morde lo stomaco, ti scioglie l'anima o accende il tuo fuoco.

Che cosa c'è

Di fronte a un'immagine

Che risveglia la nostalgia, fa ridere l'anima o fa annaspare i tuoi occhi.

Che cosa c'è

In fondo ad un livido

Il brivido di un pensiero caldo quando ci passi una mano,

o il nero del dolore.

Che cosa c'è

Dentro una parola

Il calore di un focolare, o il gelo dell'indifferenza.

Non chiedermi che cosa c'è

Dietro un sorriso,

quando hai provato la paura di non vederlo mai più. 

Sarik 16.12.2009 ora: 15:25 commenta  leggi commenti (8)

Augurio...acrostico

Sapere

Ancora

Reinventarsi l'

Anima

Sarik 09.12.2009 ora: 23:55 commenta  leggi commenti (5)

Punti fermi

E poi

dentro la tempesta 

nell'occhio del ciclone

quando vedi passarti accanto

l'ennesimo spuntone di roccia,

uno come gli altri, a cui già ti sei appigliata

ma che non ha retto alla responsabilità,

o non era fisso e te lo sei trascinato dietro,

e ti appoggi, ma quasi per inerzia.

E d'un tratto senti opporre resistenza

Senti la forza del raziocinio.

Senti.

Sai che c'è ancora speranza.

Sai  che ancora puoi invertire la rotta.

E poi....

E poi tu diventi l'occhio del ciclone.

 

Sarik 12.11.2009 ora: 14:19 commenta  leggi commenti (11)

In Piscina



Mi  sono preparata a lungo per l’appuntamento.

Tutti i dettagli, tutte le cose al loro posto.

Un tuffo al cuore nel riprendere in mano quei particolari.

Arrivo puntuale, e mi avvicino con calma,

Ma lei è fredda, ghiaccio negli occhi, brivido sulla mia pelle.

La signora è ritrosa, probabilmente irritata per averle preferito altri lidi.

Provo a sfiorarla. Lei non si ritrae, no, ma non si lascia soggiogare.

Piuttosto  si oppone a me, e quasi mi annichilisce:

Ad ogni movimento mi manca il fiato, la mia gola non si apre.

E’ inutile affrontarla con la forza, non la vincerò, non la dominerò.

ho capito chi è la più forte,

Allora mi abbandono, mi rilasso.

Chino il capo, ma la fisso nell’abisso dei suoi occhi chiari.

Allora i suoi colpi diventano sinuose carezze.

non mi affonda più, ma mi sostiene

Mi lascio invadere in ogni mio meandro, dentro e fuori.

Finalmente le nostre anime si sono guardate in faccia,

e i nostri corpi danzano in uno solo.

Il respiro naturale, i movimenti si fanno più vigorosi.

finalmente ci riconosciamo, e torniamo ad amarci.



Sarik 20.09.2009 ora: 23:32 commenta  leggi commenti (11)


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